Cerchi di capire cosa cela, il mondo che racchiude, quelle figure grigiastre indecifrabili che sembrano trasformarsi, mosse da un vento che non puoi vedere. Quella sua perfezione anche a metà, sempre completa. Quel suo essere La luna. È come se avesse due occhi su di te. Ti segue, è tua, mia, nostra. La osservi dal basso e la senti vicina, poi scompare.
Mentre la macchina procede dallo specchietto vedo la sua luce, non è notte, ma si distingue già. È strana, la luna. Così familiare nella sua estraneità, così lontana e inarrivabile da sembrare quasi una certezza.
Ciò che colpisce forse è il suo essere, o meglio, apparire ad una dimensione: una superficie piatta, un adesivo nel cielo. E sembra incapace di voltarsi, sembra imperturbabile, senza la possibilità di guardarsi alle spalle, solo con uno sguardo davanti a sé.
Esiste il dietro della luna? Il suo passato? Chissà … il nostro ci fa sempre molta paura. Perché ci rimane così difficile, quando guardiamo al nostro indietro, fare una cosa fondamentale: perdonarci.
Dobbiamo imparare a vivere gli sbagli con più libertà, non rimanere intrappolati nel rimpianto se il rimpianto diventa costrizione e vivere una gioia anche nel sentirsi tristi per un fallimento: andare avanti.
E la vera domanda è: è ancora un errore il ricordo di un errore? Dipende, magari no. Magari è solo renderci migliori. Non piatti come la luna, ma pieni come realmente è.

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