Leggere un libro in linea con il nostro essere può rivelarsi una delle esperienze maggiormente rigeneranti ed emozionanti della nostra vita. Gli avvenimenti che realmente cambiano l’esistenza umana sono quelli che, in un certo senso, ci costringono ad impiegare importanti risorse di energie mettendoci di fronte all’incertezza, come un viaggio, l’inizio di un nuovo lavoro o l’innamoramento per qualcuno. In realtà tutto ciò è possibile anche semplicemente grazie ad un paio di fogli e l’attenzione che ci vuole per leggerli rendendoli nostri.
“La luna e sei soldi” è un romanzo del 1912 scritto dall’autore inglese William Somerset Maugham, quest’opera narra la biografia del pittore post-impressionista Paul Gauguin attraverso una fantasiosa rivisitazione dell’autore. Infatti, Gauguin prende il nome di Charles Strickland, un uomo apparentemente insignificante che nasconde dentro sé la volontà di raggiungere una meta a dir poco impossibile: la Bellezza. Strickland, sopraffatto dalla vita borghese e dalle restrizioni imposte dalla società, improvvisamente abbandona moglie e figli per trasferirsi a Parigi e inseguire il sogno di diventare pittore lasciando solo un misero biglietto d’addio alla famiglia e nemmeno un soldo per poter sopravvivere. Emerge quindi fin da subito quello che è un tema ricorrente nella letteratura del primo Novecento, l’uomo oppresso dalla società benpensante e dagli obblighi morali che impongono un particolare stile di vita.
Da questo momento in poi il protagonista sarà come anestetizzato, non proverà più rimorso o pietà per le persone a cui lui stesso provocherà dolore e sofferenza, rimarrà focalizzato sul suo obiettivo che arriverà a possederlo come un demone. Il narratore, Maugham in persona, incontrerà più volte Charles e lo conoscerà a fondo giungendo anche a detestarlo, ma continuerà a sentire la necessità di sapere i particolari della sua stravagante vita che si concluderà, proprio come documenta la reale biografia, nell’esotica Tahiti.
Strickland: un personaggio che suscita nel lettore emozioni contrastanti
Strickland viene descritto come rozzo, senza cuore, cinico e crudele ma non si riesce a non provare una certa ammirazione per lui, per il suo stoicismo o per il suo lato più introspettivo. A lui non interessano agi e comodità, tant’è che vivrà come un vagabondo in varie città francesi e poi in Polinesia senza mai rimpiangere la vita passata o cercare di cambiare la sua condizione. Dalla personalità bohémien e ribelle, dentro di lui lottano forze misteriose, quasi magiche che si riversano sulla sua arte mai compresa veramente ad una prima occhiata dai personaggi che vi si imbattono se non da pochissimi arguti intenditori.
Le sue sono opere semplici ma in grado di sprigionare una forte carica espressiva che sfiora il sublime nel suo senso più romantico e kantiano: hanno la capacità di apparire magnifiche e inquietanti nello stesso momento. C ’è un che di grottesco e primordiale in ciò che produce: le sue nature morte, i paesaggi tropicali, i ritratti, vengono rappresentati attraverso un colore inverosimile e a tratti sgradevole. Le figure sono sgraziate e certamente non rispettano i canoni classicheggianti delle proporzioni, eppure i suoi dipinti sembrano toccare le corde più profonde dell’anima, come se racchiudessero il misterioso segreto della vita.
Un romanzo che coinvolge il lettore, lo proietta in un ambiente culturale ricco e affascinante fino a condurlo ad una introspezione, ad interrogare sé stesso e a scoprirsi. Si tratta di una di quelle opere che Italo Calvino inserirebbe tra i classici, ovvero non solo i greci e latini ma tutti quei romanzi che riescono a trasmetterci qualcosa di costruttivo ad ogni lettura. I libri che posseggono questa capacità, se riletti a distanza di tempo, riescono a farci cogliere una sfumatura nuova e speciale. Un vero e proprio capolavoro.

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